Le prime somme inglesi…
Sono passati ormai piu’ di due mesi da quando abbiamo lasciato il Bel Paese e ci ritroviamo a fare un paio di conti in tasca su quello che abbiamo lasciato e su quello che abbiamo trovato. Per fare i conti complessivi e’ ancora presto, ma il tempo vissuto a Londra ci permette un paio di condiderazioni importanti.
Questo articolo lo scrivo dopo aver letto intensamente alcuni post di Alfonso, post che hanno lo stesso sapore amaro di quelli che potete trovare su questo stesso blog, cercando nei mesi passati.
Delle tante aspettative, di tutto quello che avremmo voluto vivere in maniera differente da quanto fatto in Italia, dei sogni nel cassetto chiuso a chiave e con sopra scritto “riservate all’estero“, possiamo dire che nessuna si e’ rivelata un fallimento, fino adesso.
Nessuna!
In due mesi di vita a Londra non sono state tutte Rose e Fiori, ma delle grandi difficolta’ a cui ci eravamo preparati psicologicamente, niente si e’ avverato. Le peggiori paure, al momento, non sono altro che piccoli puntini neri all’orizzonte. E’ chiaro che l’entusiasmo iniziale aiuta a diminurie il peso delle cose negative, quindi quei piccoli puntini avranno la possibilita’, nel tempo, di crescere e di diventari problemi pesanti, ma dubitiamo sinceramente che avranno la possibilita’ di arrivare ai livelli dell’italica insopportabilita’. C’e’ comunque da dire che solitamente sono proprio i primi mesi quelli piu’ difficili, vuoi per l’ambientamento, vuoi per la lingua, vuoi per le abitudini; non possiamo proprio lamentarci delle difficolta’ dei primi mesi!
Questo solo in poche parole, ma in pratica?
Non sono un laureato con lode (a dirla tutta non sono proprio laureato) e non mi ritengo una mente illuminata, ma mi ritengo una persona seria, interessata al costante miglioramento… insomma, un testardo che vuole raggiungere i propri risultati e che non si ferma finche’ non li raggiunge, per poi cambiare obbiettivo e ricominciare.
Un lavoro l’ho trovato, un lavoro che mi permette di vivere sereno in un ambiente decisamente positivo. Volete veramente un paragone impietoso con l’Italia? Potrei cominciare parlando della maniera in cui i lavoratori vengono rispettati e ascoltati. Potrei continuare descrivendo l’ambiente sereno e al tempo stesso competitivo. Potrei anche finire parlando della remunerazione. Ma bastino i miei “Potrei”… Sono convinto di aver avuto fortuna a trovare un’azienda come Chameleon Net, la ditta per la quale lavoro, ma mi rifiuto di credere che sia una mosca bianca. E in tutto questo posso dirvi tranquillamente che con il mio solo stipendio, che non e’ una assolutamente una cosa fuori dal comune, viviamo in due, con una casa tutta per noi.
Aprendo i giornali qui si leggono notizie della vita, non ci sono dodici pagine di politica, nove di cronaca nera, sei di calcio e due di varie ed eventuali. Qui le notizie hanno un sapore piu’ reale e le interviste non sembrano un copione scritto da uno sceneggiatore di quart’ordine che vuol dare risalto all’intervistato. Che sia questa la Liberta’ di Stampa?
La vita… C’e’ un detto che recita: “Who’s tired of London is tired of Life” (Chi e’ stanco di Londra e’ stanco della Vita) E’ vero! Londra e’ una citta’ che si riscopre ogni giorno, sempre uguale e sempre diversa, piena di vita se la si cerca, riservata se non lo si fa, tanto caotica quanto tranquilla. Incredibile pensare che vivendo quasi in centro (zona 2 per chi le conosce) noi non sentiamo il rumore del traffico, ma il canto degli uccelliini…
E le persone? Siamo scappati dalla maleducazione di una citta’ di duecentomila abitanti, dalla cecita’ di chi preferisce lasciarsi vivere addosso accettando compromessi improbabili, per arrivare in una metropoli dove se si regala un sorriso molto spesso lo si riceve in cambio, in una citta’ di otto milioni di abitanti dove anche nel caos dell’ora di punta della metropolitana chi ti urta ti chiede scusa. Mi hanno detto che non e’ altro che un riflesso condizionato, ma almeno e’ un riflesso condizionato civile. E chi puo’ dire di aver trovato qualche perfetto sconosciuto che si sia offerto di aiutarvi a portare le valige al posto vostro? Uno potrebbe essere un caso, due sono una gran fortuna, ma tre in una sola ora (il numero di cui possiamo portare l’esempio pratico) non e’ altro che fantascienza nella notra patria.
Noi siamo degli emigranti, per molti noi siamo quelli che hanno gettato la spugna, per tanti siamo quelli che non amano il loro paese. In molti ci hanno criticato, ma in troppi non hanno aperto gli occhi per cercare di capire quello che noi, correttamente o meno, vedevamo e vivevamo.
Un paio di somme buttate cosi’, in poche parole e con pochi esempi. Non possiamo riportarvi tutte le cose che vivamo, perche’ quando si vive serenamente si accetta anche di soprassedere sui pochi, piccoli nei.
Carlo e Fabiana
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